Meredith Haaf, una studiosa tedesca nata nel 1983, 29 anni, […] racconta lo sperdimento della generazione satura in un libro, “Piangete pure”, sfortunatamente non tradotto in italiano. Parla della generazione nata fra gli anni Ottanta e il Duemila. Fragile, rassegnata, indifesa. Malata di una rabbia debole, la rabbia schiumosa e inutile dei “mi piace” su Facebook. Incapace di partecipare alla vita pubblica perché convinta di farlo dal computer di casa, e soprattutto ossessionata da proprio profilo. Istruita fin dall’asilo a comunicare correttamente le proprie caratteristiche, premiata per l’originalità delle opinioni assai più di rado per l’incidenza delle azioni, dissuasa dal conflitto, educata alla mediazione, istruita al pragmatismo che è il contrario dell’utopia, dunque nemica delle passioni tra le quali si annoverano lo sdegno e l’ira, cresciuta con le tariffe “io e te” nell’amore su schermo a distanza, estranea alla rabbia giusta, quella che dalla notte dei tempi – dalla cacciata di Adamo ed Eva fino alle rivoluzioni di piazza contro le odierne tirannie. Convinta di esserci quando si limita ad approvare, o a rimuovere: “nascondi”, dice il tasto con cui disapprovi o non partecipi on line. Nascondi, rimuovi alla vista. Indirizzata a studiare “scienza della comunicazione”, facoltà che illustra i metodi più efficaci per la diffusione della parola, per la formazione di un curriculum dotato di fotogallery, possibilmente di video da scaricarsi su Youtube. Sostanzialmente inerte, troppo veloce per trattenere alcunché, non solidale né responsabile giacché entrambe le categorie prevedono una condivisione di fini che laddove il fine è impercettibile – irraggiungibile, utopistico, chimerico – si risolve in uno spreco di energia.Descrive in definitiva la rabbia debole. La protesta gracile, il la-la-la infantile di una generazione sazia e annoiata, incapace di rivoluzioni per assenza di ambizioni condivise.
Io vi maledico, Concita De Gregorio


