C'è chi corre, chi fa arti marziali, c'è una coppia seduta su una panchina con una bottiglia di vino per terra e un bicchiere di plastica in mano, ci sono papà che si godono i figli dopo una giornata di lavoro tirando due calci ad un pallone e usando come porta da una parte la borsa del PC (un po' rischiosa come scelta) e dall'altra la giacca, c'è chi legge, c'è chi scrive, c'è chi cammina a passo spedito in tuta attaccato al telefono cellulare o manda un messaggio vocale, ci sono anziani che giocano a carte, ci sono cani che s'incontrano ogni giorno alla stessa ora e nello stesso punto e si salutano annusandosi, c'è chi è sdraiato sul prato e dorme e chi sta facendo addominali o flessioni. C'è un bambino di colore e un bambino latte che si spingono l'un l'altro sull'altalena.
Ognuno con la sua storia, ognuno col suo ritmo, ognuno col suo passo, ognuno con il proprio bagaglio, ognuno con la propria compagnia, ognuno con la propria postura, la propria prossemica, il proprio equilibrio, il proprio umore, la propria giornata, la propria vita. Tutto concentrato dentro un parco. Un crocevia di sguardi che s'incontrano e si riconoscono perché poi ti ci affezioni e lo vai a trovare alla stessa ora come se fosse un amico. Ti concilia alla riflessione con i suoi colori tra il verde del prato e l'azzurro del cielo e genera armonia tra le creature che lo abitano.
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