Salta la linda! Facilmente raggiungibile da Buenos Aires in aereo o con i famosi coche cama. Noi abbiamo preferito, esclusivamente per ottimizzare i tempi del viaggio, l'aereo. Abbiamo volato da Buenos Aires su Salta con la compagnia Andes https://www.andesonline.com/. Per visitare solo la città di Salta ci siamo affidate a un'agenzia in loco, non mi ricordo il nome ma è a due passi dalla Iglesia San Francisco. Tra l'altro c'è anche un tour con un autobus scoperto che parte direttamente dalla piazza centrale di Salta, Plaza 9 de Julio. Gli orari sono un po' limitanti, ma si può tranquillamente programmare la giornata adeguandosi alla partenza. Abbiamo fatto un tour in autobus: un percorso tra le vie del centro tra le bellezze coloniali, per poi giungere al Cerro San Bernardo. Lì arriva l'ovovia che parte a due passi dal centro di Salta e si può ammirare un bellissimo panorama della città.
Per quanto riguarda i musei imperdibile il Museo de Alta Montaña (http://www.maam.gob.ar/).
Il Museo di Alta Montagna (MAAM) nasce dalla volontà di divulgare i risultati svolti sui "Bambini di Llullaillaco", una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni.
Tre bambini sono stati trovati nel marzo 1999, conservati dal freddo, nei pressi del vulcano Llullaillaco a 6700 metri sul livello del mare. Oltre ai bambini, sono stati trovati un centinaio di oggetti che componevano il loro corredo funerario che li avrebbe dovuti accompagnare nel loro viaggio verso l'aldilà.
Le indagini condotte hanno rilevato che le mummie risalgono a 500 anni fa, durante l'era Inca, poco prima dell'arrivo degli spagnoli.
Il Museo presenta in modo didattico, e allo stesso tempo da una prospettiva scientifica, questa scoperta che permette di vedere e comprendere una cultura che ancora oggi rimane viva in gran parte dell'America andina.
Imperdibile una cena e una sosta alla sera nella piazza centrale Plaza 9 de Julio. Atmosfera deliziosa.
Gustata Salta siamo partite con il coche cama alla volta di Clorinda, nel centro nord dell'Argentina. Direzione una missione sostenuta con l'iniziativa "Sulla rotta per Ihanga" (http://www.sullarotta.org/).
Indicazione logistica: un sito molto ben fatto per la prenotazione dei coche cama è https://www.centraldepasajes.com.ar. Qui è possibile confrontare orari e le compagnie che percorrono le varie tratte in tutto il Paese. E' possibile comprare i biglietti direttamente ai terminal o, se si hanno le idee chiare, online già dall'Italia. Noi abbiamo scelto la seconda opzione. In ogni caso armatevi di pazienza: non sono mai puntuali.
Ma torniamo a Clorinda. l Barrio ACA e San Roque sono due baraccopoli sorte nella periferia di Clorinda, una città nel nord dell’Argentina al confine con il Paraguay, nella quale vi è un forte traffico di contrabbando. Sosteniamo suor Maggiolina e suor Julia nell'educare bambini e adolescenti di strada alla legalità, in modo che possano sentirsi persone rispettose di se stesse e incoraggiate ad aiutare gli altri.
Le famiglie sono molto numerose – la media dei figli per coppia è molto alta, fattore determinato anche dalle agevolazioni provenienti dallo Stato per chi ha sette figli - e, le più fortunate, vivono in una struttura in muratura composta da una stanza di pochi metri quadrati; la maggior parte delle case, invece, soprattutto nel barrio ACA, sono fatte di lamiere e teli di nylon.
Le suore svolgono una duplice funzione: svolgono attività di catechismo con i bambini e sostengono le famiglie con viveri di prima necessità, come il latte.
Grazie alla raccolta 2017 e alla collaborazione della gente del barrio, sono state costruite due sale funzionali sia per il catechismo e sia per la Messa domenicale. Nel barrio ACA il salone è dedicato al Divino Niño e, nei pressi della struttura, il Comune ha anche installato una cisterna d’acqua dove la popolazione può attingere per le necessità quotidiane della famiglia. Nel barrio San Roque, invece, la sala è arricchita dalla presenza di una piccola cucina per organizzare piccole feste per la comunità.
"Più mondo vedi, più persone immagini di poter essere"
Michela Murgia
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domenica 3 marzo 2019
lunedì 7 gennaio 2019
Argentina 2018 - Parque Nacional Los Cardones, Puente del Diablo, Ruta 40
Quando ci s'immerge nel panorama andino è come fare un percorso anche all'interno di se stessi. I paesaggi cambiano in base all'altitudine, all'ora in cui si passa in un determinato luogo e alla luce che colora le rocce. Per chi possiede il dono della fede, ti avvicina un po' di più a Lui e alla bellezza del creato. I cinque giorni passati tra le varie quebrada del nord-ovest dell'Argentina sono stati ricchi di meraviglia e stupore e di un continuo "wow" che sgorgava dal cuore.
Ciliegina sulla torta, che ha reso il tutto ancora più interessante, è aver fatto il giro con Jorge, un ragazzo autoctono (la sua famiglia è totalmente argentina) della zona con un delizioso ristorante chiamato El Quincho a Purmamarca.
Ma andiamo con ordine.
Primo giorno: partendo dal delizioso albergo Antiguo Convento, situato nel centro di Salta vicino alla Iglesia San Francisco, ci siamo immersi nella Quebrada de Escoipe, il primo assaggio di colori e valli che aprono alla Cuesta del Obispo. Da qui s'incominciano a vedere i primi cactus, anche se la vera bellezza arriva scendendo e addentrandosi nel Parque Nacional Los Cardones. Cactus piccoli e grandi in una valle tagliata in due da una strada lunga e dritta che si perde all'orizzonte. Certamente la meraviglia è stata ancora più esaltante grazie al cielo terso che ha permesso un contrasto di colori tra l'azzurro. il verde e il rossiccio; difficili da descrivere a parole. Andando verso Cachi non si può fare a meno di fermarsi al Graneros Incaicos per poi proseguire verso il Puente del Diablo sulla Ruta 40 (Ruta 40 meriterebbe un discorso a parte). Un posto ideale per sostare e mettere i piedi a mollo in mezzo al silenzio, lasciandosi solo cullare dallo scorrere dell'acqua tra stalattiti.
Un episodio da ricordare di quella giornata: abbiamo bucato. Un altro imprevisto accolto che ci ha permesso di capire e apprezzare la bellezza delle persone locali. Come ci ha sempre detto Jorge, la parte più importante del viaggio sta nel modo in cui si assorbe la cultura. Scenario: zona non battuta dalle consuete rotte turistiche. Quindi intorno a noi solo natura. Rimaniamo lì avvolti dal silenzio e dal vento per almeno un'ora sino a quando riemerge dal Puente del Diablo Zaccaria, una guida che si occupa delle immersioni nelle grotte del territorio. Da come interloquivano sembrava che Zaccaria e Jorge si conoscessero; in realtà era la prima volta che s'incontravano. Zaccaria ha investito per noi almeno due ore della sua giornata. Smontata la ruota e caricata nel bagagliaio della macchina di Zaccaria, ci siamo recati al paese più vicino (a circa 10 km). Hanno cercato una persona che potesse riparare la ruota e poi Zaccaria ci ha riaccompagnati sul posto dove avevamo lasciato la macchina ed è rimasto lì, accertandosi che tutto fosse a posto e potessimo ripartire in direzione di Cachi; cittadina deliziosa. Arrivati al tramonto, primeggiava il bianco degli edifici che esaltava la bellezza della topologia di tutte le città andine: piazza rettangolare con giardino e chiesa annessa. Cena, doccia e riposo e poi nuovamente pronti per un altro giorno.
Ciliegina sulla torta, che ha reso il tutto ancora più interessante, è aver fatto il giro con Jorge, un ragazzo autoctono (la sua famiglia è totalmente argentina) della zona con un delizioso ristorante chiamato El Quincho a Purmamarca.
Ma andiamo con ordine.
Primo giorno: partendo dal delizioso albergo Antiguo Convento, situato nel centro di Salta vicino alla Iglesia San Francisco, ci siamo immersi nella Quebrada de Escoipe, il primo assaggio di colori e valli che aprono alla Cuesta del Obispo. Da qui s'incominciano a vedere i primi cactus, anche se la vera bellezza arriva scendendo e addentrandosi nel Parque Nacional Los Cardones. Cactus piccoli e grandi in una valle tagliata in due da una strada lunga e dritta che si perde all'orizzonte. Certamente la meraviglia è stata ancora più esaltante grazie al cielo terso che ha permesso un contrasto di colori tra l'azzurro. il verde e il rossiccio; difficili da descrivere a parole. Andando verso Cachi non si può fare a meno di fermarsi al Graneros Incaicos per poi proseguire verso il Puente del Diablo sulla Ruta 40 (Ruta 40 meriterebbe un discorso a parte). Un posto ideale per sostare e mettere i piedi a mollo in mezzo al silenzio, lasciandosi solo cullare dallo scorrere dell'acqua tra stalattiti.
Un episodio da ricordare di quella giornata: abbiamo bucato. Un altro imprevisto accolto che ci ha permesso di capire e apprezzare la bellezza delle persone locali. Come ci ha sempre detto Jorge, la parte più importante del viaggio sta nel modo in cui si assorbe la cultura. Scenario: zona non battuta dalle consuete rotte turistiche. Quindi intorno a noi solo natura. Rimaniamo lì avvolti dal silenzio e dal vento per almeno un'ora sino a quando riemerge dal Puente del Diablo Zaccaria, una guida che si occupa delle immersioni nelle grotte del territorio. Da come interloquivano sembrava che Zaccaria e Jorge si conoscessero; in realtà era la prima volta che s'incontravano. Zaccaria ha investito per noi almeno due ore della sua giornata. Smontata la ruota e caricata nel bagagliaio della macchina di Zaccaria, ci siamo recati al paese più vicino (a circa 10 km). Hanno cercato una persona che potesse riparare la ruota e poi Zaccaria ci ha riaccompagnati sul posto dove avevamo lasciato la macchina ed è rimasto lì, accertandosi che tutto fosse a posto e potessimo ripartire in direzione di Cachi; cittadina deliziosa. Arrivati al tramonto, primeggiava il bianco degli edifici che esaltava la bellezza della topologia di tutte le città andine: piazza rettangolare con giardino e chiesa annessa. Cena, doccia e riposo e poi nuovamente pronti per un altro giorno.
lunedì 29 ottobre 2018
Argentina 2018 - Arrivo a Buenos Aires
Il volo Madrid Buenos Aires siamo riuscite a prenderlo letteralmente al volo. L'imbarco era già chiuso. Fortunatamente una corsa disperata dal terminal T4 al T4S ci ha permesso di salire. Ovviamente i nostri bagagli sono rimasti a terra e, anche qui fortunatamente, sono arrivati due giorni dopo, giusto in tempo per la nostra partenza per Salta. Infatti la maggior parte delle compagnie, in caso di non arrivo del bagaglio, si riservono 72 ore per la consegna. Quindi, in linea di massima, conviene rimanere 2, 3 giorni nella città in cui si atterra.
E allora parliamo di Buenos Aires. Un guazzabuglio di stili architettonici: ci si perde tra edifici moderni, coloniali e grattacieli. Un groviglio di strade a otto corsie anche in centro città e nel sottosuolo sei metropolitane che permettono a 3 milioni di persone di muoversi. Gli spostamenti, soprattutto in macchina, sono a dir poco caotici. Dall'aeroporto al centro ci vuole almeno un'ora e mezza; si formano code impressionanti, nonostante ci sia una legge che vieta di rimanere in coda oltre 10 minuti ad un casello. Infatti, superati i 10 minuti, gli automobilisti incominciano a suonare e questo è il segnale che preannuncia l'apertura del passaggio senza pagare il pedaggio. Quando me l'hanno raccontato non ci volevo credere, ma durante la mia permanenza mi è capitato ben due volte!
Arrivati in centro ti trovi di fronte a Plaza San Martín, alla Torre Monumental della zona Retiro, alla Casa Rosada sulla Plaza de Mayo e alla cattedrale metropolitana, al Palazzo del Congresso nazionale, Avenida de Mayo, Avenida Corrientes e l'obelisco, al cafè Tortoni, al Banco de la Nación, alle statue di Mafalda; e poi La Boca e Caminito, e il mercato di San Telmo.
Ma il luogo che mi ha maggiormente colpita è il Museo dell’Immigrazione. Entrando in quell'edificio si respira, non solo la storia dell'Argentina, ma il vissuto anche della nostra Italia e dei cittadini italiani che ci hanno preceduti. Sopra lo stipite della porta d'ingresso si trova la scritta Comida. Infatti, nel periodo dell'immigrazione (e poi mi vien da dire "quando mai è finita" ...), il palazzo era il primo punto di approdo per le persone che arrivavano in Argentina, la maggior parte proprio di origine italiana.
Per non parlare del cibo: uno fra tutti le empanadas di Desarmadero Bar. E l'asado, che non è solo un piatto tipico, ma è un modo di stare insieme. Infatti è usanza nei cantieri, in pausa pranzo, cucinarlo per tutti e condividerlo. Gli operai fanno i turni per la cottura. Com'è un rito sociale il mate: quel bicchiere che passa di mano in mano, con la delicatezza e l'attenzione di riempirlo di acqua calda prima di consegnarlo alla persona che è seduta vicino a te. E poi i dolci e gli alfajores.
E questa è Buenos Aires al primo sguardo, senza entrare nel dettaglio.
E allora parliamo di Buenos Aires. Un guazzabuglio di stili architettonici: ci si perde tra edifici moderni, coloniali e grattacieli. Un groviglio di strade a otto corsie anche in centro città e nel sottosuolo sei metropolitane che permettono a 3 milioni di persone di muoversi. Gli spostamenti, soprattutto in macchina, sono a dir poco caotici. Dall'aeroporto al centro ci vuole almeno un'ora e mezza; si formano code impressionanti, nonostante ci sia una legge che vieta di rimanere in coda oltre 10 minuti ad un casello. Infatti, superati i 10 minuti, gli automobilisti incominciano a suonare e questo è il segnale che preannuncia l'apertura del passaggio senza pagare il pedaggio. Quando me l'hanno raccontato non ci volevo credere, ma durante la mia permanenza mi è capitato ben due volte!
Arrivati in centro ti trovi di fronte a Plaza San Martín, alla Torre Monumental della zona Retiro, alla Casa Rosada sulla Plaza de Mayo e alla cattedrale metropolitana, al Palazzo del Congresso nazionale, Avenida de Mayo, Avenida Corrientes e l'obelisco, al cafè Tortoni, al Banco de la Nación, alle statue di Mafalda; e poi La Boca e Caminito, e il mercato di San Telmo.
Ma il luogo che mi ha maggiormente colpita è il Museo dell’Immigrazione. Entrando in quell'edificio si respira, non solo la storia dell'Argentina, ma il vissuto anche della nostra Italia e dei cittadini italiani che ci hanno preceduti. Sopra lo stipite della porta d'ingresso si trova la scritta Comida. Infatti, nel periodo dell'immigrazione (e poi mi vien da dire "quando mai è finita" ...), il palazzo era il primo punto di approdo per le persone che arrivavano in Argentina, la maggior parte proprio di origine italiana.
Per non parlare del cibo: uno fra tutti le empanadas di Desarmadero Bar. E l'asado, che non è solo un piatto tipico, ma è un modo di stare insieme. Infatti è usanza nei cantieri, in pausa pranzo, cucinarlo per tutti e condividerlo. Gli operai fanno i turni per la cottura. Com'è un rito sociale il mate: quel bicchiere che passa di mano in mano, con la delicatezza e l'attenzione di riempirlo di acqua calda prima di consegnarlo alla persona che è seduta vicino a te. E poi i dolci e gli alfajores.
E questa è Buenos Aires al primo sguardo, senza entrare nel dettaglio.
lunedì 10 settembre 2018
Argentina 2018 - Primo giorno: accogliere l'imprevisto
Partenza dall'aeroporto di Caselle (Sandro Pertini) alle ore 18:50 del 9 agosto. Arrivo previsto a Madrid alle 21:00. Scalo di qualche ora e alle 23:50 partenza per Buenos Aires. Arrivo previso per le 7:20 del giorno dopo.
Questo sulla carta. Hai il tuo foglio Excel - virtuale e stampato - con gli orari, le destinazioni, i nomi degli alberghi. Sembra che tutto quello che hai programmato non debba cambiare. Invece gli imprevisti sono dietro l'angolo e vanno accolti e, una volta accettati (con il giusto panico e la giusta incazzatura del momento), possono anche racchiudere un insegnamento.
L'insegnamento per me si chiama Giuseppina, una ragazza dipendente dell'aeroporto di Torino, una lavoratrice come tante. Una testimonianza di responsabilità, spirito d'intraprendenza e senso umano da ammirare e soprattutto da imitare. Giuseppina molto probabilmente aveva finito il proprio turno come assistente di pista e si è imbattuta in una domanda di Rosa, la mia compagna di viaggio: "Per caso ha notizie del nostro volo?". Poteva benissimo rispondere con sufficienza, avvalorando la tesi del "non è di mia competenza", invece si è fermata al desk e, alzando il telefono, ha detto: "Ora verifico se il vostro aereo è atterrato". Ha verificato e ha constatato che, date le innumerevoli cancellazioni della giornata, non c'era personale che potesse occuparsi dell'imbarco. Dopodiché poteva benissimo andarsene, voltando le spalle alla problematica, invece si è presa a carico e a cuore la situazione. E' passata tra di noi, ha ascoltato tutte le conseguenze che un ritardo del genere provoca (tutti avevano uno scalo e tutti eravamo a fare i calcoli per capire quanto tempo rimaneva per prendere il volo successivo). Arrivata da noi ci sembrava giusto in qualche modo ringraziarla. Sporgo a Rosa il quadernetto che mi aveva regalato in precedenza durante l'attesa. L'abbiamo consegnato a Giuseppina che istintivamente, ci dice: "Ma c'è la dedica?". Sì, Rosa l'aveva scritta: "Gli angeli hanno volti e storie personali. Oggi tu sei stata questo per noi. Il volo Torino-Madrid (forse) in partenza". Sì è commossa ed è scoppiato un applauso generale: l'attenzione e la cura verso il prossimo (qualsiasi esso sia) è gratificante sia per chi le dona e sia per chi le riceve.
Non avendo le credenziali di accesso al gestionale, Giuseppina, insieme a un ragazzo che è giunto in suo aiuto, ha fatto l'imbarco a mano flaggando su un foglio quelli che avevano fatto l'accesso all'aeromobile. Quest'operazione si è rivelata la nostra salvezza: ci ha permesso di guadagnare minuti di estrema importanza per la continuazione di tutto il nostro viaggio. Infatti il volo è partito un quarto d'ora prima del previsto.
Quindi il primo grazie va a questa donna che si è presa, in barba a tutte le procedure, la responsabilità di avviare i processi per l'imbarco. Quanto il valore e il modo di agire di una persona può cambiare la qualità della giornata di molti (per noi di un viaggio). Il bene c'è ed è sempre in mezzo a noi.
Eravamo sopra l'aereo, fortunatamente ai primi posti. Il primo pensiero erano i conti delle ore, dei minuti e dei secondi: durata del volo prevista un'ora e cinquanta. Ora prevista di atterraggio a Madrid 23:00. Forse le speranze di prendere il volo per Buenos Aires non erano del tutto perdute.
Questo sulla carta. Hai il tuo foglio Excel - virtuale e stampato - con gli orari, le destinazioni, i nomi degli alberghi. Sembra che tutto quello che hai programmato non debba cambiare. Invece gli imprevisti sono dietro l'angolo e vanno accolti e, una volta accettati (con il giusto panico e la giusta incazzatura del momento), possono anche racchiudere un insegnamento.
L'insegnamento per me si chiama Giuseppina, una ragazza dipendente dell'aeroporto di Torino, una lavoratrice come tante. Una testimonianza di responsabilità, spirito d'intraprendenza e senso umano da ammirare e soprattutto da imitare. Giuseppina molto probabilmente aveva finito il proprio turno come assistente di pista e si è imbattuta in una domanda di Rosa, la mia compagna di viaggio: "Per caso ha notizie del nostro volo?". Poteva benissimo rispondere con sufficienza, avvalorando la tesi del "non è di mia competenza", invece si è fermata al desk e, alzando il telefono, ha detto: "Ora verifico se il vostro aereo è atterrato". Ha verificato e ha constatato che, date le innumerevoli cancellazioni della giornata, non c'era personale che potesse occuparsi dell'imbarco. Dopodiché poteva benissimo andarsene, voltando le spalle alla problematica, invece si è presa a carico e a cuore la situazione. E' passata tra di noi, ha ascoltato tutte le conseguenze che un ritardo del genere provoca (tutti avevano uno scalo e tutti eravamo a fare i calcoli per capire quanto tempo rimaneva per prendere il volo successivo). Arrivata da noi ci sembrava giusto in qualche modo ringraziarla. Sporgo a Rosa il quadernetto che mi aveva regalato in precedenza durante l'attesa. L'abbiamo consegnato a Giuseppina che istintivamente, ci dice: "Ma c'è la dedica?". Sì, Rosa l'aveva scritta: "Gli angeli hanno volti e storie personali. Oggi tu sei stata questo per noi. Il volo Torino-Madrid (forse) in partenza". Sì è commossa ed è scoppiato un applauso generale: l'attenzione e la cura verso il prossimo (qualsiasi esso sia) è gratificante sia per chi le dona e sia per chi le riceve.
Non avendo le credenziali di accesso al gestionale, Giuseppina, insieme a un ragazzo che è giunto in suo aiuto, ha fatto l'imbarco a mano flaggando su un foglio quelli che avevano fatto l'accesso all'aeromobile. Quest'operazione si è rivelata la nostra salvezza: ci ha permesso di guadagnare minuti di estrema importanza per la continuazione di tutto il nostro viaggio. Infatti il volo è partito un quarto d'ora prima del previsto.
Quindi il primo grazie va a questa donna che si è presa, in barba a tutte le procedure, la responsabilità di avviare i processi per l'imbarco. Quanto il valore e il modo di agire di una persona può cambiare la qualità della giornata di molti (per noi di un viaggio). Il bene c'è ed è sempre in mezzo a noi.
Eravamo sopra l'aereo, fortunatamente ai primi posti. Il primo pensiero erano i conti delle ore, dei minuti e dei secondi: durata del volo prevista un'ora e cinquanta. Ora prevista di atterraggio a Madrid 23:00. Forse le speranze di prendere il volo per Buenos Aires non erano del tutto perdute.
giovedì 30 agosto 2018
L'Argentina del Nord: diario di un'esperienza
Eccomi ritornata in Italia dopo 20 giorni immersa nella cultura e nelle bellezze naturali dell'Argentina del Nord. Uno dei viaggi più completi che abbia fatto per intensità delle relazioni instaurate, per la bellezza naturale del paesaggio e per il carisma delle persone del luogo che ho incontrato lungo il cammino. E' dal 2014, dal mio primo viaggio intercontinentale in India, che scrivo un "diario di bordo". Anche quest'anno l'ho fatto, ma con una consapevolezza - già presente in me prima di partire, rafforzata durante il tour e ora che sono a casa - di renderne pubblica e condividerne una parte.
L'aspetto principe di questa scelta è essenzialmente uno: non sottovalutate l'Argentina del Nord, vi regalerà emozioni intense e paesaggi incantevoli, tutto condito dagli sguardi timidi e penetranti (sarete ammaliati da quegli occhi scuri così profondi) della gente che abita in questa terra meravigliosa. Secondo aspetto: mi sono cimentata nella preparazione di un viaggio. Quindi voglio mettere a disposizione i frutti di questa esperienza per chi volesse ripercorrere lo stesso itinerario.
Allora partiamo proprio dall'itinerario per poi nelle prossime settimane e mesi fare un focus su ogni giorno del viaggio:
- 1 giorno: Viaggio Torino - Buenos Aires
- 2 giorno: Arrivo a Buenos Aires
- 3 giorno: Buenos Aires
- 4 giorno: Buenos Aires e spostamento verso Salta
- 5 giorno: Salta - Quebrada de Escoipe - Cuesta del Obispo - Parque Nacional Los Cardines - Cachi Rodeo Graneros Incaicos - Puente del Diablo - Vista al Volcàn los Gemelos - La Poma - Cachi
- 6 giorno: Cachi - Camino de los Artesanos - Seclantas - Molinos - Angastago - Quebrada de las Flechas - Cafayate
- 7 giorno: Cafayate - Quebrada de las Conchas - Salta
- 8 giorno: Salta - San Antonio de los Combres, Tren a las Nubes - Salinas Grandes - Purmamarca, Cerro de siete colores
- 9 giorno: Purmamarca - Quebrada de Humahuaca - Uquia - Hornocal (cerro de 14 colores) - Pueblo de Humahuaca - Tilcara (Pucara de Tilcara) - Salta
- 10 giorno: Giornata a Salta
- 11 giorno: Salta e spostamento verso Clorinda
- 12 giorno: Arrivo a Clorinda (Progetto Sulla rotta per Ihanga)
- 13 giorno: Clorinda Barrio San Roque e ACA
- 14 giorno: Clorinda e spostamento per Puerto Iguazu
- 15 giorno: Arrivo a Puerto Iguazu
- 16 giorno: Parque Nacional Iguazú
- 17 giorno: Parque Nacional Iguazú e partenza per San Ignacio
- 18 giorno: San Ignacio sulla ruta gesuitica e partenza per Buenos Aires
- 19 giorno: Arrivo a Buenos Aires
- 20 giorno: Buenos Aires e partenza per Torino
- 21 giorno: Arrivo a Torino
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