martedì 29 luglio 2014

Associazionismo: il mio grazie ad Irene

L'associazionismo è una forma di aggregazione libera e volontaria che permette a un gruppo di organizzarsi e progettare insieme momenti ricreativi, culturali, sportivi per il bene di una comunità più allargata: parrocchia, oratorio, centro sociale, polo culturale.
Il significato di questa parola mi è stata insegnata da Irene. Lei, insieme a Bruno, hanno intessuto in me la voglia di appartenere ad una associazione e prendermene cura attivamente ed esserne al sevizio.
Mi ricordo ancora le lunghe chiacchierate fino alle ore beate davanti a una tisana soprattutto nei momenti più oscuri, dove credevo nel valore dell'associazionismo ma non condividevo il modo in cui veniva gestito e soprattutto vissuto. 
Gli strappi di quel periodo mi hanno permesso d'intessere altre bellissime trame in altre associazioni, capendo quale fosse il mio ruolo e soprattutto avendo la consapevolezza di partecipare a un progetto condiviso per il bene di molti.
Se non ci fosse stato il tuo sostegno, la tua vicinanza, la tua grinta e il tuo entusiasmo io sicuramente mi sarei allontanata da questa forma di aggregazione. Solo ora ho capito tutto questo e ora ti dico grazie. 
Veglia da lassù su tutte le associazioni, soprattutto quelle che puntano sui giovani.

Life is sweet



Questa partenza è la mia fortuna
Un orizzonte che si avvicina

giovedì 10 luglio 2014

Nonostante tutto essere migliori

Conosco persone che non urlano dietro ad altri quando sono stressati.
Conosco persone che non illudono con gesti e parole.
Conosco persone la cui bontà è genuina e non opportunistica.
Conosco persone che sanno prendersi le proprie responsabilità.
Conosco persone il cui sorriso è parola.
Conosco persone che, conoscendo le difficoltà del prossimo, non lo umiliano.
Conosco persone che ammettono di aver sbagliato e sanno chiedere scusa.
Conosco persone che fanno compagnia in attesa del pullman durante un acquazzone.
Conosco persone che condividono la cena assaporando l'aria di casa lontana chilometri.

Vivo nel pianeta Terra e non in un altro universo parallelo. Fortunatamente questo mondo è ancora un po' sano. 
Io non sempre ho questa coerenza precedentemente elencata e conosco persone che come me fanno fatica.

Quello che conta, alla fine di tutto, è puntare ad essere migliori ogni giorno, ogni ora, ogni minuto nonostante le persone che urlano dietro, illudono, umiliano, che confondono e mischiano bontà e opportunismo, che non sorridono alla vita (che è sempre meravigliosa), che si alimentano di arroganza e che scaricano le proprie responsabilità, che non sanno cosa sia la condivisione e che l'amicizia è solo quella che richiedi su Facebook.

mercoledì 18 giugno 2014

Sala d'aspetto: attendiamo pazienti

L'attesa dal medico mi fa osservare il mondo dalla finestra. Vedo la mia compagna di banco delle medie: è un po' ingrassata, ma fuma sempre, lo spaturlo (alias cane) che fa la cacca e il padrone che non la raccoglie ... non so quale sia la bestia o la persona. Vedo moto parcheggiate sui marciapiedi.
Attendere inutilmente non mi è mai piaciuto: dovevo passare mezz'ora fa. Ma la più importante virtù oggi giorno è la pazienza. Allora continuo ad aspettare sapendo che almeno sono qui in questa stanza per farmi prescrivere farmaci per vivere al meglio un viaggio in India. Ci sono persone, invece, che hanno la moglie ricoverata e vogliono confrontarsi con la dottoressa, sono in attesa (questa sì snervante fisicamente e moralmente) di un intervento chirurgico.
E poi quando il ritardo supera l'ora incominciano le perle dei giovani d'oggi (i 70enni e 80enni) che parlano di tecnologia, imprenditoria e manualità che i vecchi di oggi (i 20enni e 30enni) non hanno o non sanno usare.
Allora va bene così. Attendiamo pazienti. 

martedì 13 maggio 2014

Nel mondo (non) contano solo i primi violini

Ogni studente suona il suo strumento, non c'è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l'armonia.
Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un'orchestra che prova la stessa sinfonia.
E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all'insieme.
Siccome il piacere dell'armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica.
Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini.

Diario di scuola - Daniel Pennac (III, 7, p. 107-108)

domenica 11 maggio 2014

L'acqua che disseta

Pensieri cullati dal pullman nel viaggio di ritorno da "La Chiesa per la scuola" - Piazza San Pietro 10 maggio 2014 - Grande Coro Hope


Mi sento come un asciugamano appena uscito dalla lavatrice dopo una centrifuga. Stropicciata dalla stanchezza e profumata e rigenerata dall'ammobidente vissuto ieri in piazza San Pietro. Vivere la parola servizio quando sei a due passi dal Papà della Chiesa, davanti a 300mila persone e facendo una cosa che ti piace fare cioè cantare non deve essere qualcosa di scontato e soprattutto deve essere sostenuto dalla parola dono.


Se non dovesse essere così è inutile vivere queste esperienze così totalizzanti perché dopo un mese e a distanza di anni non lasciano traccia nel percorso della vita. Si sommerebbero ai tanti eventi ai quali partecipiamo per divertimento, per protagonismo, per esaltazione, in una continua vetrinizzazione sociale - amplificata dai social media - che avrà sempre più sete di quell'acqua attinta dal pozzo dalla samaritana la quale, però, non appaga. L'acqua che disseta sono i gesti che parlano di Lui. Nient'altro.



Allora essere sullo stesso palco insieme a Fiorella Mannoia, Max Giusti, Veronica Pivetti, Francesco Renga o trovarsi, uscita dalla toilette, davanti a Giulio Scarpati è sì un privilegio ma che rientra nella dinamica del servizio in cui il vero protagonista è Lui e la sua testimonianza attraverso i talenti che Lui ci ha messo a disposizione e dei quali ci ha dato la libertà e la possibilità di utilizzarli al meglio. Questo è servire la Chiesa. 

sabato 26 aprile 2014

La santità

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo… Noi chiudiamo una grande giornata di pace… Sì, di pace: ‘Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà'.
Se domandassi, se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte venite? I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero: ah, noi siamo i figli più vicini, e voi siete il nostro vescovo. Ebbene, figlioli di Roma, voi sentite veramente di rappresentare la ‘Roma caput mundi’, la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza è stata chiamata ad essere attraverso i secoli.
La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… E poi tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino. Addio, figlioli. Alla benedizione aggiungo l’augurio della buona notte”.

(Papa Giovanni XXIII - Sera dell’11 ottobre 1962, al termine della giornata di apertura del Concilio Vaticano II).

Carissimi fratelli e sorelle,
Siamo ancora tutti addolorati dopo la morte del nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo I. Ed ecco che gli Eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano... lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Ho avuto paura nel ricevere questa nomina, ma l’ho fatto nello spirito dell’ubbidienza verso Nostro Signore Gesù Cristo e nella fiducia totale verso la sua Madre, la Madonna Santissima.
Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi corrigerete. E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia nella Madre di Cristo e della Chiesa, e anche per incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, con l’aiuto di Dio e con l’aiuto degli uomini.

(Papa Giovanni Paolo II - 16 ottobre 1978 - Primo discorso dalla loggia che sovrasta l'ingresso della Basilica di San Pietro)